Archive for the ‘suggestioni’ Category
vernacolo minimo
Lo so, nun è bello, è ‘no spreco,
c’è la gente che more.
Però che ristoro, si è callo,
attaccàsse ar nasone.
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Roma è bellissima anche con le vie barricate di poliziotti. Una piccola suggestione e una canzone in ricordo di Gabriella Ferri, morta suicida tre anni fa.
["Sinnò me moro", 1961 - testo Pietro Germi /musica Carlo Rustichelli]![]()
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viaggiatori
la tranquillità (mobile)
Attraversare terre sconosciute,
sentendo di non essere mai partito
l’agitazione (immobile)
Attraversare terre sconosciute,
avendo la certezza di non essere mai partito.
[variazione del 27/10, da un'idea di Mi]
di parole e fallimenti minimi
Da Zu e da PlacidaSignora scopro di questi racconti in sei parole, assai interessanti. Non solo io, ma anche i grandi hanno anelato alla sintesi estrema, dunque.
Come paladino del minimalismo mi voglio applicare pur essendo in un momento di blocco (mi sopravvaluterei se dicessi “dello scrittore”). Mi sento così sintetico, che pubblicherei piuttosto un racconto senza parole.
Riesco solo a comporre questo:
“He started writing, lost inspiration…”
(che in italiano, lingua più ambigua, suona più sottilmente crudele: “Cominciò a scrivere, perse l’ispirazione…”, cinque parole, quasi sei)
Stelle
Mi sveglio che la corriera non si muove più. Gente seduta che vocia sommessamente sotto la luce fioca. Fagotti sparsi tra i sedili e puzza di vomito. Mi stiracchio e guardo fuori. I fari bucano il buio per qualche decina di metri sulla striscia di asfalto e rischiarano qualche sagoma sul ciglio fra i cespugli radi. Scendo a cercare M.
“La cinghia di distribuzione è andata”, dice. Bisognerà aspettare la prossima corriera che avverta qualcuno. L’autista guarda indifferente il motore sotto il cofano aperto e non rinuncia all’ennesima tazza di mate. Col naso all’insù riesco finalmente a scrutare un cielo che non conosco. “Guarda,” e punto col dito “non è quella la Croce del Sud?” Ci mettiamo tutti e due a ridere come scemi.
Tango
Il mio palmo e la tua schiena nuda
I nostri ventri si sfiorano
Respiro nel profumo dei capelli
Ti prendo e ti lascio. Sento tutto di te
[Idea di tango per GotanBlog]
Impronte
Ci siamo guardati a lungo senza parlare, né io né te avevamo il coraggio di dirlo finalmente. Ci siamo abbracciati in un abbraccio che non voleva finire e un bacio che raccoglieva le memorie di tutto il tempo assieme.
Sono stato io a staccarmi. Come sempre. Ti sei aggiustata i capelli corti, una passata delle dita fra quel ciuffo biondo ribelle. Mi hai sistemato il bavero del cappotto e la cravatta, come sempre.
Le nostre auto parcheggiate fianco a fianco. Un’ultima occhiata e lo sbattere delle portiere.
Sei tornata indietro, mentre ancora cercavo di infilare le chiavi nel cruscotto. Hai poggiato le mani sul finestrino (e sai quanto lo odio). Hai lasciato un bacio sul vetro immacolato. Un fiore rosso.
Sei volata via. Prima che avessi tempo di fiatare.
Oggi è brutto fuori. Sto prendendo un altro caffè prima d’uscire, guardando alla finestra. Oggi pioverà e laverà via le ultime tracce di rossetto. L’unica cosa che ancora ho di te.
Stazioni
Seduto su una panca, guardo i piedi indaffarati, avanti e indietro sulla banchina. Il tempo e il vento hanno lasciato una patina rossa di ruggine sul travertino dei pilastri.
L’odore asfissiante dell’olio e lo stridio del metallo sul metallo turbano i miei sensi. Mi ricordano che sono vivo.
Il clamore, il fischio e lo sbattere dei portelli. Poi il silenzio, solo un istante prima che tutto si ripeta ancora.
Si arriva, si parte. Ci si prende, ci si lascia.
Un abbraccio nel commiato, un altro nel benvenuto. Non c’è fine.
Con le mani giunte, ficcate tra i ginocchi, io sto qui e mi guardo i piedi.
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immagine tratta dal sito Viterbo in cartolina
A Sort of Homecoming (A Perfect Day)
La campagna immensa di granturco ancora verde e basso ha lasciato il passo alla periferia ordinata dei suburb. Tu guidi veloce e io guardo tutto come se stessi fotografando, avidamente.
“Look at the clouds,” ti dico, rompendo il silenzio, “they’re perfect!” Sembrano disegnate. Dalla mano di un bambino, piccole, bianche e regolari su un azzurro d’acquarello. “Yes. It’s a perfect day” mi rispondi.
Ci giriamo appena e ci guardiamo d’intesa con la coda dell’occhio. Attraverso le lenti nere non li vedo, ma so i tuoi occhi. E tu sai i miei.
Abbandono la testa sul sedile, la strada scivola via nell’aria frizzante. Ho ancora un po’ di terra sui polpostrelli. Ho valigie da preparare e altre giornate perfette che mi aspettano.
Nature’s Own Way

Le tessere del mosaico cadranno sul tavolo e i quadri che furono staccati troveranno nuovi chiodi. Il puzzle va ricomponendosi senza avere l’immagine completa.
La poinsettia sul nostro balcone era seccata da un inverno di disattenzioni. Ora torna di nuovo a germinare. Inesplicabilmente, come ogni anno. Invece il tulipano è sfiorito, sradicato non tornerà più.
Si dice la natura trovi sempre la sua via e, dopotutto, sia poesia anche questo, ma io non lo capisco.
Practice Makes Perfect
It doesn’t matter how hard it is, you can learn to do anything, my Dear.
Like in driving school, when at first you are not able to work both the pedal and the stick shift at the same time. It’s a matter of practice.
It’s the same thing with this. The first times you have to stop whatever you are doing. You have to kneel down, and your chest seems to rip open. You can barely see through.
But now I’m getting accustomed. I’m getting good. It’s quite a normal thing now, you know. I don’t have to stop anymore when it happens. On my own at home or outside. I can do it while I eat. Do it while I shave or shower. I do it when I write. I can even do it while I drive. Just have to make sure I have my dark shades on.