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i due contadini
Arrivati alla stagione della semina, il contadino più giovane tracciò i solchi e sparse le sementi, mentre l’altro seduto in mezzo all’aia davanti alla sua capanna sputava tabacco e sbraitava come al solito senza muovere un dito.
“Perché invece d’imprecare tutto il giorno non semini anche tu?” gli chiese un giorno il vicino.
“Lo scorso autunno le inondazioni hanno portato via metà dei miei semi; poi gli uccelli ne hanno fatto razzia. D’inverno le gelate e poi la siccità di primavera hanno distrutto il resto. Non serve a nulla lavorare quando la fortuna e gli dei sono contrari e tu sei solo uno stolto a insistere ancora. Patirai la fame nera, i tuoi figli non avranno nulla da mangiare e tua moglie ti lascerà come ha fatto la mia!” Così gli rispose il vecchio e lui silenzioso tornò al suo campo a lavorare.
Vennero le piogge e lavarono via al fiume molte delle sementi. Così anche gli uccelli per nulla disturbati dagli spaventapasseri banchettarono di gusto. Però l’inverno non fu tanto rigido e la primavera portò nuove piogge sottili e benefiche.
Crebbe poco grano, ma il contadino ne ebbe abbastanza per sfamare sua moglie e il suo figlioletto appena nato.
L’altro contadino finì i suoi giorni sputando in terra e maledicendo la sua cattiva stella, mentre elemosinava la sua giornata all’angolo di una strada.
Favole per Non Dormire la Notte – 5
Bi e Bo vivevano in una casina in cima alla scogliera. Tra i cespugli di mirto e rosmarino erano teneri amanti.
Bo era un pescatore e le ceste di alici argentate volavano dalle sue braccia quando in porto, ogni sera, pensava a tornare da Bi.
Un pomeriggio di Ottobre, che il mare grosso si faceva sentire, un tuono squassò l’orizzonte. Bi ebbe un brivido, guardò fuori e seppe. Mise indosso lo scialle nero, scese al molo e stette ad aspettare.
Tre giorni passarono senza notizie. Tre giorni prima che il mare tornasse mansueto e portasse a riva i segni del destino.
Bi quella notte sognò. Di Bo che usciva dalla nebbia, tutto coperto d’alghe. Bi gli disse allora: “abbracciami Amore”; Bo tese le braccia senza dire una parola. Le mani le avevano mangiate i pesci.
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Favole prededenti: 4, 3, 2, 1
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Favole per non dormire la notte (4)
Bi e Bo erano una bellissima coppia e vivevano la loro unione come un dono meraviglioso del cielo. Un giorno però un mago solitario e invisioso volle rapire Bi e la portò prigioniera nelle segrete del suo castello. Lì questo mago crudele e abietto cominciò a torturarla. Prima le bruciò gli occhi con una lama rovente, perché non potesse mai più rivedere l’amato Bo. Poi le spezzò la schiena perché non si potesse più muovere e abbracciarlo ancora. Infine cominciò a picchiarla da mattina a sera, sul viso, con meticolosa crudeltà. Finalmente, dopo mesi di torture e dopo essere impazzita per il dolore, a Bi cedette il cuore generoso e spirò nelle segrete del mago.
A quel punto, l’incantesimo si ruppe e il mago si trasformò. Il mago era Bo in realtà, vittima di un perfido sortilegio. Alla vista di quello che aveva fatto, Bo impazzì e da allora vaga nel bosco senza meta.
Nelle notti di luna piena potete ancora sentirlo che grida e cerca la sua amata Bi.
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Favole per non dormire la notte (1)
Favole per non dormire la notte (2)
Favole per non dormire la notte (3)
Favole per non dormire la notte (3)
Bi e Bo erano innamorati e vivevano in perfetta armonia. Un giorno però scoppiò una guerra con una nazione confinante che voleva invadere la pacifica nazione dove Bi e Bo vivevano. La guerra era molto violenta, ma Bi e Bo non perdevano la fiducia convinti che l’immenso amore li avrebbe salvati.
L’esercito occupante era molto crudele e cominciò a bombardare le città e a massacrare anche i civili. Quando i bombardamenti arrivarono nella loro città, Bi e Bo si nascosero in cantina e si tennero abbracciati stretti stretti. La bomba cadde sibilando e squassò l’intero isolato. La pioggia di schegge prese Bi sulla schiena mentre si stringeva a Bo forte forte. Mentre il viso le si faceva bianco come il latte e le mani fredde come il marmo, sospirò sorridendo a Bo: “lo vedi Amore, ti ho salvato”. Bo rimase abbracciato tutta la notte, riflettendo su quello che Bi aveva detto. Al mattino decise che doveva trovare per Bi un rifugio migliore e uscì dalle macerie. Fuori c’era ancora fumo e il sole basso rendeva tutto più spettrale.
Per il cecchino appostato sul campanile della cattedrale, Bi e Bo erano poco più d’una macchiolina grigia, ma tanto gli bastava per sgranchirsi le dita in una mattinata pigra.
Bo s’accorse del colpo dal dolore alla schiena e poi dallo schiocco secco nell’aria fumosa. Cadde riverso su Bi e mentre il sangue gli usciva a fiotti dalla bocca pensò: “Amore, adesso t’ho salvato io”, poi pensò che era un pensiero senza senso e non pensò più.
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Favole per non dormire la notte (1)
Favole per non dormire la notte (2)
Favole per non dormire la notte (2)
Bi e Bo erano giovani e spensierati e godevano d’ottima salute.
Un giorno Bo s’ammalò e nessuno era capace di dire cosa lo affliggeva.
Bi e Bo sentirono i pareri di cento medici, ma ancora Bo non migliorava.
Finalmente, incontrarono un gran dottore che veniva dal lontano Ducato di Milano. Egli parlava saggiamente con larghe labbra tumide. Egli ricobbe il male. “Trattasi di pericrasìa sintomatica dei corpi cavernosi”, disse. Una una malattia rara, ma il grande medico ne conosceva la cura e prescrisse perciò una potente purga. “Attraverso l’evacuazione, il corpo si purifica”, disse ancora illuminato, “la deiezione andrà conservata, esaminata, onde valutare il miglioramento”. Così disse.
Fiducioso Bo incominciò la cura. La purga aveva un grande effetto, ma Bo peggiorava giorno dopo giorno. Peggiorava e si consumava. E purga e purga ancora, si consumò a tal punto, che un giorno, di lui restò solo un’ultima pozzetta di liquido.
Il gran medico convocato sentenziò: “la cura ha avuto effetto! Son 1000 scudi.”
Tutto quello che rimase di Bo fu raccolto in un gran vaso di vetro che Bi tiene ancora accanto al letto. La notte -così dice- si sente meno sola a parlare col suo amore.
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Non c’è bisogno, mi pare, di esplicitare la morale. Sogni d’oro.
Favole per Non Dormire la Notte
Bi e Bo camminavano e camminavano cercando la loro giusta via.
Un giorno, persi come sempre, si trovarono persi nel deserto di carta vetrata. Cammina e cammina, cominciarono a consumarsi le suole delle scarpe, ma Bi e Bo sapevano di poter riuscire a superare il deserto. Dopo le scarpe, però, si cominciarono a consumare anche i piedi. Nonostante il fastidio, Bi e Bo continuarono a camminare, sicuri che il deserto sarebbe presto finito.
Un giorno si sentirono entrambi un po’ strani; girarono la testa per guardarsi e si scambiarono un’occhiata perplessa. Poi, per caso, Bi guardò giù e disse a Bo: “ti sei accorto che c’è rimasta solo la testa a forza di camminare?”. Bo anche guardò in basso: il deserto di carta vetrata aveva consumato piano piano i loro corpi ed era rimasta solo la testa e appena un po’ di collo.
Continuarono per un po’ silenziosi perché nel frattempo si erano consumate anche le corde vocali. Poi le loro teste senza più nulla che le tenesse rotolarono via una da una parta e una dall’altra.
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Per chi fosse duro di comprendonio, la morale è: la vita è ‘na merda